18 novembre - tempesta di neve
Guidare sei ore sotto una tempesta di pioggia e neve sfiancherebbe chiunque. Ma vedere la strada chiusa, per una valanga, proprio quando mancano pochi chilometri all’arrivo, farebbe saltare i nervi anche ad un santo. Sono fermo in una coda interminabile, dietro al volante, e tengo gli occhi fissi verso le luci del camion davanti a me. C’è una sorta di speranza, di illusione che si spengano, che vengano mollati i freni e rimessa la prima marcia. L illusione di poter ripartire. Anche se per questa sera dubito sarà possibile. Sto ufficialmente trasportando un pesante carico di legname, saldamente ancorato al mio rimorchio, ma ciò che mi preoccupa è quanto ho dentro al motore. C’è un piccolo vano dove tengo ciò che non si deve trovare. Se non si sa come arrivarci, bisogna smontare tutto il camion per poterlo vedere. Ma lo stesso non sono mai tranquillo. E il pensiero di rimanere qui tutta notte non mi fa piacere. C’è un altro contatto lungo la strada, ho visto il suo mezzo. Meglio, non essere soli è un vantaggio in queste situazioni. Ma inizia a fare freddo, davvero freddo.
Quando la sfortuna ci vede, devo
dire che non sbaglia un colpo. Non solo sono bloccato qui, ma si sta rompendo
anche il riscaldamento. Maledetto camion, stai diventando vecchio. Ti dovrei
cambiare, ma sono troppo affezionato. NOTA: ricordarsi che è solo un pezzo di
latta, e niente pù. Ho le ruote che ormai sono coperte dalla neve, anche se la
strada venisse liberata dubito che con queste condizioni riuscirei a partire.
Tengo il motore acceso al limite, per fortuna almeno di benzina ho scorta,
altrimenti rischierei di morire congelato. Lasciare il camion, impossibile. Non
posso pensare di raggiungere a piedi nessun luogo, con questo tempo mettersi in
cammino sarebbe pura follia. Dai finestrini non vedo più nulla, solo un muro di
neve. Cosa stia succedendo là fuori, non so. Vedo qualcosa attraverso le
telecamere nel posteriore, ma sono immagini confuse. E forse tra poco la neve
arriverà anche al loro livello. C’è poco da fare, rimanere qui ad aspettare.
Nella cabina ho anche un letto, ma
non ho voglia di stendermi. Bevo un po' per scaldarmi, ma serve a poco. Non c’è
nessuno sui canali radio, nessuno ha voglia di parlare. Siamo tutti vicini ma
soli, ognuno concentrato unicamente per la propria sopravvivenza. E se questa
tempesta durasse più giorni? Spero arrivi qualcuno perché non penso possano
pensare che questi mezzi abbiano energia per sempre. Sempre che la strada non
sia davvero bloccata. Ma devo pensare positivo, non scivolare in un mare di
dubbi, altrimenti sarà soltanto peggio. Sicuramente ritarderò la consegna, e
non va bene. Ma questa tempesta è arrivata improvvisa, nessuno se la sarebbe
aspettata. Sento il ghiaccio che inizia a scricchiolare sul vetro, la
temperatura sta ancora scendendo. Non so nemmeno più se le porte si riescono
ancora ad aprire, oppure no. Sono saltati i sistemi di comunicazione
satellitare, e la rete. Mi resta solo questa radio, anche se non so fin dove
può arrivare la portante. Sempre meglio di nulla, comunque, almeno per tenermi
compagnia.
Quando viaggio, penso spesso a tutte
le cose che vorrei fare. Quando non si ha tempo, se ne vorrebbe avere. Per
mille progetti. Adesso sono qui, fermo, bloccato. Avrei tutto il tempo del
mondo, eppure la mete è vuota. Vorrei solo poter ripartire. Non posso nemmeno
ascoltare la radio. Abbasso le luci, a questo punto devo pensare che potrei
rimanere qui per molto tempo. Acqua, non molta, ma ho un po di scorte. Devo
iniziare a razionarla. Cibo, non è un problema, in abbondanza. Calore; prendo
dal retro tutti i vestiti che ho, li indosso fin quasi non riuscire a muovermi.
Ma devo conservare ogni grado di calore. Inizio a tremare. È ancora notte
fonda, maledizione. I finestrini iniziano a ghiacciarsi anche all’interno,
brutto segno. Sciarpa, cappelli. Chissà a cosa stanno pensando anche le altre
persone bloccate, per far passare il tempo la mente inizia a vagare nelle loro
cabine. Se per chi è su un camion, la situazione sta diventando difficile, non
voglio nemmeno immaginare se fossi su una macchina. A quest’ora forse sarei già morto di freddo.
Forse, qualcuno lì fuori è morto davvero. Che schifo di morte, per una stupida
tempesta. Magari era la macchina nuova, magari ne erano anche entusiasti. Ma
sto immaginando. Magari qualcuno sta viaggiando in compagnia, e si intrattiene
con sani divertimenti. In fondo con tutta questa neve nessuno si metterebbe a
guardare attraverso i finestrini. Magari tra qualche mese nascerà qualche
figlio della tempesta
Ma ho troppo freddo, non riesco a
smettere di tremare. Anche tenere in mano il microfono adesso mi fa male, ma
non voglio smettere. perché continuare a parlare, a scrivere il diario mi aiuta
a rimanere sveglio. Non voglio e posso dormire. Sarebbe la fine. È in quel
momento che le forze passano, che tutto diventa più semplice e si vola via.
Oppure si precipita, a seconda della destinazione. Ho la sensazione che ci
siano delle luci là fuori, ma non lo so, forse sono solo allucinazioni. Nemmeno
riesco più a mangiare. Un rumore. Ho sentito un rumore. Qualcuno sta bussando,
penso. O forse sono impazzito. No, non sono impazzito, c’è qualcuno. Ma… una
luce più forte, c’è qualcuno là fuori. Forse sono i soccorsi. Vedo qualcuno. Mi
stanno facendo un cenno, eccoli. La porta non si apre, la stanno forzando.
Maledetto camion vecchio. Mi passano dal finestrino, è un pacco. Caldo.
Sopravvivenza. Mi dicono che stanno arrivando altri soccorsi, che dovremo
passare qui almeno la notte. Hanno cibo, carburante per il riscaldamento. Nemmeno domani partiremo, secondo me, la
strada è messa davvero male. A questo punto sia quel che sia, maledetta
tempesta. Adesso posso dormire.
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