23 febbraio - se sei un bastardo
tu puoi fare quello che vuoi, ma se sei un
bastardo, prima o poi paghi. E se lo fai con me, il conto lo saldiamo subito. È
questo che ho detto oggi al mio capo, quando mi ha chiesto di riportargli cosa
è successo durante l’ultima missione. E non c’è sala in legno scuro che mi
metta soggezione, o lustrini sulle divise. Io faccio il mio lavoro, e provo a
farlo al meglio. E vuol dire prima di tutto portarsi a casa la pelle ogni sera.
E pensare se la sopravvivenza di oggi può costarmi la vita domani. tutte le
discussioni fatte dietro una scrivania, sono pure banalità. Sono loro che
devono aver rispetto a guardarmi negli occhi, non io. Nei miei e in tutti
quelli che ogni giorno stanno là fuori, che ci vadano loro, se noi non andiamo
bene. Ma non penso sopravvivrebbero per due giorni. E lo sanno, ma devono
recitare la loro parte. Mi hanno fatto aspettare come un imputato. Mi hanno
fatto rimanere in piedi, mentre loro erano seduti. Quando sono entrati hanno
aperto un libro e scorso, con un cerimoniale inutile , alcune righe scritte.
È successo tutto due giorni fa,
durante una normale missione. Si trattava di consegnare una comunicazione,
passando attraverso alcuni territori delicati. Una missione standard, nulla di
che. Tutto era andato bene fino alla consegna, fino alla apertura del sigillo.
Il contatto a cui lo avevo consegnato mi aveva detto di rimanere nel suo
ufficio, e lì, noi due soli, lo aveva rotto. Avevo avuto la sensazione che
qualcosa non stesse andando bene, perché ogni volta che qualcuno dice di voler
rimanere solo con un altro, è perché sta per succedere qualcosa. e molto
spesso, nulla di buono. L’uomo aveva aperto la lettera, letto il contenuto. Poi
l aveva rimessa dentro. E tirato un urlo. Senza che me ne rendessi conto, cinque
guardie mi stavano puntando le loro pistole addosso. Il contatto mi stava
accusando di aver manomesso il sigillo, di aver condiviso le comunicazioni
ricevute, e per tale motivo non solo non erano più valide, ma ero accusato
anche di alto tradimento. In tal caso, la pena può arrivare all’uccisione
immediata per non rischiare altre compromissioni di prove. Bruttissima
situazione.
Vedere dritta la canna di una arma
non è mai una bella sensazione, ma se ne hai cinque che ti puntano, e la mano
sufficientemente lontana da non permettere alcuna possibilità di difesa, è
ancora peggio. Non ho idea di cosa ci fosse scritto in quella lettera, ma
sicuramente qualcosa che doveva aver trasformato la giornata dell’uomo in una
brutta giornata. Lo era diventata per tutti e due. Il problema era che due
delle guardie erano alle mie spalle, e non sapevo cosa stessero facendo. Avevo
mentalizzato due o tre secondi prima di sentire gli spari, e speravo sarebbero
stati definitivi. Tanto il loro obiettivo era chiaro. Mi avrebbero ammazzato,
avrebbero in qualche modo sabotato il messaggio , magari cambiandone anche il
testo, e dato a me la colpa. Nulla di personale nei miei confronti, pensai, ma
è più comodo: un uomo morto non può parlare e rispondere alle accuse. Ma così è
fare gioco sporco, e se lo si fa con la mia pelle, non lo gradisco.
Si dice che ad un attimo dalla
morte, tutta la vita scorra davanti agli occhi in un istante. Forse è vero, ma
quando dicono che la vita è appesa ad un filo,
a volte penso che abbiano ragione. È stata una frazione di secondo, gli
uomini stavano premendo i grilletti quando il contatto ha fatto un piccolo e
impercettibile errore, che mi ha salvato la vita. Allungando il braccio per
indicarmi, mi ha dato la possibilità di afferrarlo e spingerlo a me. C’è sempre
una ultima speranza, e la mia era il coltello che tengo sempre nascosto nel
bracciale sotto il guanto. Tanto piccolo quanto affilato, e sufficiente per
tagliare la gola.
Un secondo prima cinque armi mi
stavano per trasformare in un colabrodo, un secondo dopo, o anche meno, il
contatto sentiva una lama fredda e tagliente alla gola. Quale è il prezzo di un
uomo per un altro? Dipende, se in gioco c’è quella del tuo capo. E sapevo che
le guardie non avrebbero mai messo in pericolo la sua per colpire me. Un punto
a mio favore. Non sono servite tante parole o discorsi, siamo usciti dalla
porta accarezzando la parete con le mie spalle. Buttato sul camion, il rumore
del motore mi ha ridato speranza . Non mi interessava dove andare, bastava
fosse lontano. Il comandante non diceva piu nulla, sentivo il suo fiato mancare
nella gola graffiata dal mio coltello. Provavo a stare attento, ma con qualche
scossone della strada gli stavo facendo la barba.
Non mi interessava l’uomo, dopo
pochi chilometri ci siamo fermati. Lo volevo lasciare andare, avrei fatto
rapporto e l’avrebbe pagata. Non mi interessava altro. Ma i serpenti provano
sempre a colpire due volte. lasciato
sulla strada, ha preso un coltello che teneva alla caviglia, che prima non era
riuscito ad impugnare. Aspettava che mi distraessi. ha provato a colpirmi.
Ammetto il mio errore, non mi sarei dovuto fidare. In fondo poco prima mi aveva
fatto puntare cinque armi contro. In ogni caso, mi sono voltato e l’ho fatta
finita. Va bene tutto, ma anche la pazienza ha un limite. Nella tasca teneva
ancora il messaggio ricevuto, che ho preso io. Avere una discussione con un
contatto però non è mai cosa buona, anche se si ha ragione. Anche se è un
bastardo traditore. Qui la legge funziona al contrario: non sono io che ho
ragione, devo dimostrare che lui ha
torto. davanti a questi, che non sanno nemmeno come funziona la vita là fuori.
Ancora una volta davanti a quelli mi sono dovuto difendere da solo. O forse
anche questa è stata una farsa, perché appena ho tirato fuori il messaggio, mi
è stato chiesto di consegnarlo. Lo hanno letto. Mi hanno guardato, sprecato
qualche parola inutile e lasciato andare.
C’è qualcosa di più di quanto mi hanno voluto dire. Per questo non
voglio mai leggere ciò che consegno. Ma non mi dimentico i loro volti. Né delle
guardie che mi hanno puntato l’arma contro, né di questi miei capi. Ci sarà un
giorno in cui tutto troverà un equilibrio. E quel giorno voglio esserci anche
io
E anche oggi ci riposiamo domani
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